Autismo e fine della scuola: perché il cambio di routine può diventare difficile

Perché la fine della scuola può essere un momento delicato per un bambino autistico?

Molti genitori se lo chiedono quando arriva giugno.

Per tanti bambini la fine della scuola significa vacanze.

Meno compiti.
Meno orari.
Più tempo libero.
Più libertà.

Per molti bambini nello spettro autistico, però, tutto questo può avere un significato diverso.

Quello che per alcuni è leggerezza, per altri può diventare confusione.

Non perché le vacanze siano qualcosa di negativo.

Ma perché cambia la routine.

E quando cambia la routine, per alcuni bambini può cambiare anche il modo di sentirsi al sicuro.

Perché la routine è importante

bambino che osserva un calendario con la fine della scuola

La routine non è solo abitudine.

Per molti bambini autistici può rappresentare sicurezza.

Sapere cosa succede durante la giornata aiuta a sentirsi più tranquilli.

La scuola, anche quando è faticosa, offre una struttura.

Ci sono orari.
Persone conosciute.
Spazi riconoscibili.
Attività che si ripetono.
Momenti che il bambino impara ad aspettarsi.

Quando tutto questo si interrompe, il bambino può sentirsi disorientato.

Non perché non voglia stare a casa.

Non perché non ami le vacanze.

Ma perché cambia improvvisamente il modo in cui la giornata è organizzata.

Per alcuni bambini questo passaggio è semplice.

Per altri richiede più tempo.

Per altri ancora può diventare molto faticoso.

Il cambiamento può creare ansia

La fine dell’anno scolastico porta con sé molti cambiamenti.

Non si va più a scuola.
Non si vedono più ogni giorno gli stessi compagni.
Non ci sono più gli stessi insegnanti.
Cambiano gli orari del mattino.
Cambiano le attività.
Cambiano anche i rumori, gli ambienti e le richieste degli adulti.

Per alcuni bambini tutto questo può essere difficile da comprendere.

Il disagio può uscire in tanti modi.

Maggiore nervosismo.
Pianto.
Opposizione.
Domande ripetute.
Difficoltà a dormire.
Richiesta continua delle stesse attività.
Regressioni in piccole autonomie già acquisite.

A volte l’adulto pensa subito a un capriccio.

In realtà, spesso, il bambino sta comunicando una fatica.

Sta dicendo che qualcosa è cambiato troppo in fretta.

E quando un bambino non riesce a spiegare bene quello che prova, lo comunica con il comportamento.

Il problema non è la vacanza

bambino autistico seduto vicino a una finestra durante l’estate

È importante chiarire una cosa.

Il problema non è l’estate.

Il problema, spesso, è il passaggio.

Un bambino può anche essere felice di stare più tempo con la famiglia, di andare al mare o di fare attività piacevoli.

Ma può avere bisogno di capire prima cosa succederà.

Quando finisce la scuola?
Cosa farò domani?
Chi vedrò?
Dove andrò?
Quando tornerò in un posto conosciuto?

Queste domande, anche quando non vengono dette con le parole, possono essere presenti nel comportamento del bambino.

Per questo il cambiamento va preparato.

Non va improvvisato.

Come preparare il bambino alla fine della scuola

Preparare un bambino autistico alla fine della scuola non significa riempirlo di spiegazioni lunghe.

Spesso le parole, da sole, non bastano.

E troppe parole possono anche confondere.

Può essere più utile usare strumenti semplici e visivi.

Un calendario.
Una sequenza con immagini.
Una piccola agenda giornaliera.
Una storia sociale.
Un disegno che mostra cosa succede prima e cosa succede dopo.

Si può segnare insieme l’ultimo giorno di scuola.

Si può dire:

“La scuola finisce venerdì. Dopo iniziano i giorni dell’estate.”

Poi si può mostrare cosa accadrà nei giorni successivi.

Casa.
Nonni.
Mare.
Gioco.
Riposo.
Passeggiata.
Piccole attività quotidiane.

Il bambino non ha bisogno di controllare tutto.

Ha bisogno di capire abbastanza per sentirsi più tranquillo.

Naturalmente ogni bambino è diverso.

Le strategie devono essere adattate alla sua età, al suo modo di comunicare, al suo profilo di funzionamento e alle indicazioni condivise tra famiglia, scuola e specialisti.

La routine estiva non deve essere rigida

Molti pensano che in estate non debbano esserci regole.

In parte è vero.

L’estate può essere più leggera.

Può avere tempi più morbidi.

Può lasciare più spazio al gioco e al riposo.

Ma per alcuni bambini autistici una giornata completamente vuota può diventare difficile.

La routine estiva non deve essere uguale a quella scolastica.

Deve essere più semplice.

Più flessibile.

Più adatta al periodo.

Ma dovrebbe comunque avere alcuni punti fermi.

Un orario per svegliarsi.
Un momento per lavarsi.
Un tempo per giocare.
Un’attività all’aperto.
Una pausa.
Un momento tranquillo.
Una sequenza serale prima di dormire.

Non serve organizzare ogni minuto.

Serve dare una cornice.

Per molti bambini, la libertà funziona meglio quando ha dei riferimenti chiari.

Il ruolo della famiglia

genitore che mostra una tabella visiva a un bambino

La famiglia può aiutare molto in questo passaggio.

Non con la fretta.

Non con la pressione.

Ma con piccoli gesti ripetuti.

Anticipare cosa succederà.
Usare parole semplici.
Evitare troppe sorprese tutte insieme.
Mantenere alcuni rituali conosciuti.
Preparare il bambino prima di un cambiamento.

Anche una frase semplice può fare la differenza.

“Oggi non andiamo a scuola. Oggi facciamo colazione, poi usciamo, poi torniamo a casa.”

Detta una volta può non bastare.

Ripetuta con calma, magari con un supporto visivo, può diventare rassicurante.

Non si tratta di controllare il bambino.

Si tratta di aiutarlo a orientarsi.

Perché un bambino che capisce meglio quello che accade intorno a lui può affrontare la giornata con meno ansia.

Il ruolo della scuola

Anche la scuola può accompagnare meglio la fine dell’anno.

Gli ultimi giorni non dovrebbero essere solo una corsa verso le vacanze.

Per alcuni bambini sarebbe utile costruire un piccolo percorso di chiusura.

Salutare l’aula.
Salutare gli insegnanti.
Rivedere le attività fatte.
Preparare un disegno ricordo.
Spiegare che la scuola finisce ma poi riprenderà.
Consegnare alla famiglia alcune indicazioni utili per l’estate.

Questo aiuta a creare continuità.

Il bambino non vive la fine della scuola come una sparizione improvvisa.

La vive come un passaggio.

E i passaggi, quando sono accompagnati, fanno meno paura.

La continuità educativa non significa fare sempre le stesse cose.

Significa aiutare il bambino a collegare ciò che finisce con ciò che inizia.

Attenzione alle emozioni nascoste

A volte il bambino non dice:

“Mi dispiace che la scuola finisca.”

Oppure:

“Ho paura dell’estate.”

Oppure:

“Non so cosa succederà.”

Ma può mostrarlo in altri modi.

Può diventare più agitato.
Può isolarsi.
Può cercare sempre lo stesso gioco.
Può arrabbiarsi per cose piccole.
Può sembrare più stanco.
Può fare più fatica ad accettare richieste semplici.

In questi casi l’adulto dovrebbe fermarsi e osservare.

Non tutto ciò che disturba è opposizione.

A volte è comunicazione.

A volte è paura.

A volte è il tentativo di ritrovare ordine dentro un cambiamento.

Per questo è importante guardare il comportamento non solo come un problema da fermare.

Ma anche come un messaggio da comprendere.

Perché non bisogna togliere tutto all’improvviso

Quando finisce la scuola, spesso cambiano molte cose nello stesso momento.

Orari.
Persone.
Ambienti.
Attività.
Richieste.
Tempi di riposo.

Per alcuni bambini può essere troppo.

Per questo è utile mantenere almeno alcune abitudini stabili.

La colazione nello stesso modo.
Un gioco preferito.
Una passeggiata abituale.
Un momento tranquillo dopo pranzo.
Una routine serale simile a quella dell’anno scolastico.

Non significa essere rigidi.

Significa offrire continuità.

Quando il bambino sente che qualcosa resta uguale, può affrontare meglio ciò che cambia.

Questo vale anche per gli adulti.

Quando sappiamo cosa ci aspetta, ci sentiamo più tranquilli.

Per un bambino autistico questo bisogno può essere ancora più forte.

Le vacanze non devono diventare una prestazione

C’è un altro aspetto importante.

A volte gli adulti, con le migliori intenzioni, riempiono l’estate di attività.

Mare.
Uscite.
Centri estivi.
Feste.
Visite.
Viaggi.
Incontri con parenti e amici.

Tutte cose belle.

Ma non sempre semplici.

Per alcuni bambini troppi stimoli possono diventare pesanti.

Non bisogna misurare la qualità dell’estate dalla quantità di cose fatte.

A volte una giornata riuscita è una giornata semplice.

Una passeggiata breve.
Un gioco tranquillo.
Una merenda fatta con calma.
Un momento di riposo rispettato.

L’estate non deve essere perfetta.

Deve essere vivibile.

Una riflessione dal lavoro quotidiano

Nel lavoro educativo si capisce una cosa molto importante.

Spesso non è il cambiamento in sé a creare difficoltà.

È il cambiamento non spiegato.

Il cambiamento improvviso.

Il cambiamento che arriva senza preparazione.

Un bambino autistico può affrontare molte situazioni nuove, se viene accompagnato nel modo giusto.

Quando l’adulto anticipa, semplifica e rende visibile ciò che sta per accadere, il bambino non si sente lasciato solo davanti al cambiamento.

Si sente guidato.

E questo può ridurre ansia, opposizione e disorientamento.

Non sempre tutto funziona subito.

Non sempre basta una tabella.

Non sempre basta una spiegazione.

Ma ogni piccolo aiuto può rendere il passaggio meno difficile.

In conclusione

famiglia e bambino che preparano insieme una routine estiva

La fine della scuola non è solo l’inizio delle vacanze.

Per un bambino autistico può essere un momento di passaggio molto delicato.

Finisce una routine.

Ne deve iniziare un’altra.

Il compito degli adulti non è eliminare ogni cambiamento.

Questo sarebbe impossibile.

Il compito degli adulti è rendere il cambiamento più comprensibile.

Più prevedibile.

Più umano.

Quando famiglia e scuola lavorano insieme, anche la fine dell’anno scolastico può diventare un’occasione educativa.

Non solo una chiusura.

Ma un ponte verso un nuovo modo di vivere le giornate.

Perché per alcuni bambini cambiare routine non significa semplicemente andare in vacanza.

Significa imparare, piano piano, a ritrovare sicurezza dentro un tempo nuovo.

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